Mi rivolgo ai cittadini, da magistrato che lavora in Calabria, dal 2010 e che ha svolto questa professione tra il distretto di Reggio Calabria e il distretto di Catanzaro.

Ho scritto questa lettera di getto, perché ho pensato a quella che vorrei fosse una battaglia dei cittadini, perché – deve essere chiaro – questa riforma “lambisce” la magistratura; la “lambisce” certo in modo importante, ma invade un campo sacrosanto che è quello dei diritti e delle libertà di tutti voi, quindi è la vostra battaglia, non la nostra. Noi vi accompagneremo, ma è la vostra battaglia.

Fin dall’inizio ho scelto di fare il Pubblico Ministero e di occuparmi di indagini: un lavoro bello e difficilissimo, che – come tanti colleghi – ho provato e provo a svolgere nella consapevolezza che per tutti, proprio tutti c’è bisogno di una giustizia che sia equa, imparziale, competente, ma anche coraggiosa, una giustizia in cui non ci siano intoccabili.

In Calabria – come in tante altre parti d’Italia, in cui il rischio che la criminalità prenda il sopravvento è più forte – siete in tanti, in tantissimi a chiedere una giustizia che sia sensibile e attenta ai diritti di ciascuno, ma che sia anche dotata di adeguate risorse per funzionare bene, per non deludere, per non alimentare il senso di sfiducia nello Stato di chi ormai ha solo la speranza e attende una risposta: quella risposta che può cambiargli la vita.

Tutti desideriamo una giustizia che sappia cogliere le differenze, che sappia rimuovere le disuguaglianze che sappia adattarsi alla “misura di ognuno”, una giustizia “a misura di cittadino”, quella di cui tanto, troppo spesso si sente parlare in proclami appassionati.

Quante volte voi cittadini e noi operatori del diritto, li abbiamo ascoltati questi proclami.

Quante le occasioni negli anni, in cui coloro che si sono avvicendati in ruoli di responsabilità politica e di governo, hanno messo al centro del loro programma il funzionamento del servizio giustizia.

Ma possiamo dire che questo bene così importante, direi vitale per la serenità di tutti voi, abbia avuto negli anni la giusta attenzione?

Per questo motivo vi propongo una riflessione sulle tematiche che in questo momento storico ci mettono alla prova, mettendo in discussione la nostra idea di giustizia, alimentando un intenso dibattito.

E vi rivolgo una domanda: la riforma della Costituzione italiana di cui tanto si discute dal 29 maggio del 2024 ad oggi potrà realmente realizzare quella “giustizia a misura di cittadino” di cui abbiamo e avete un disperato bisogno?

Davvero cambiare la Costituzione italiana ci permetterà di creare un sistema che metta al centro le persone e i loro diritti, garantendo un accesso equo e trasparente alla giustizia, che promuova la fiducia nel sistema giudiziario. 

Dovrete stabilire se staccando la figura del pubblico ministero dal corpo giudiziario, strappando la funzione investigativa dal contatto costante e continuo con i valori dell’indipendenza e della terzietà del giudice, potrete avere finalmente una giustizia che funzioni.

Sappiatelo subito: separare il pubblico ministero dal giudice non è solo scelta organizzativa, non è un atto neutro. E’ molto di più e tocca voi, proprio voi!

Ma prima di proseguire vorrei raccontarvi una storia. Giovanni Falcone (non ci crederete, ma anche lui in vita è stato accusato di essere un giudice comunista e di avere attentato ala democrazia con le sue indagini): ha fatto per anni il giudice- istruttore a Palermo, raccogliendo gli elementi di prova

Per formare un quadro completo da sottoporre al giudice del dibattimento.

Dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, il 3 ottobre 1991, ha rilasciato un’intervista al giornale la Repubblica, in cui ha sottolineato la necessità che il magistrato che si occupa delle indagini, abbia una formazione e un ruolo specialistico, con una competenza differenziata da quella del giudice chiamato a valutare gli elementi raccolti: parlava di specializzazione delle funzioni, non di separazione delle carriere.

Oggi però indebitamente il suo nome viene accostato a questa riforma: si dice  “nel nome di Falcone”. Chissà cosa direbbe Giovanni Falcone se fosse ancora in vita.

Si dice anche che questo nuovo assetto renderà il giudice più imparziale ed equidistante, ma rispetto a chi? Rispetto a cosa?

Il Pubblico Ministero – a differenza di chi fa il difensore ed indossa con onore e dignità la toga per difendere una parte privata, alla quale risponde della sua prestazione professionale- persegue lo stesso interesse pubblico all’accertamento dei fatti e della verità che accompagna il lavoro del giudice. Il Pubblico ministero non risponde al cliente, ma risponde a voi, proprio a voi cittadini!

E allora potrete anche decidere di strappare chi svolge le indagini dal potere giudiziario e di separare il Pubblico Ministero dal giudice, ma il punto centrale di questo importante momento storico è che cambiare la costituzione italiana non renderà il sistema giudiziario più accessibile a tutti voi, indipendentemente dalla vostra condizione sociale o economica.

Non renderà il sistema giudiziario più comprensibile per tutti, più trasparente, più affidabile.

Non garantirà maggiore tutela dei diritti e maggiore protezione delle libertà di ciascuno. 

Non migliorerà la qualità e l’efficienza del servizio pubblico, con processi chiari, tempi ragionevoli e decisioni giuste. 

Non ridurrà affatto gli errori giudiziari e anzi li esaspererà.

 Già l’errore giudiziario.

L’errore giudiziario è come l’errore medico: può danneggiare gravemente la vita di una persona. E l’errore giudiziario, esattamente come l’errore medico è sempre determinato da carenze, ma sempre queste carenze riguardano la preparazione del magistrato come la preparazione del medico.

Spesso sono le attrezzature ad essere manchevoli o scarse e se il carico di lavoro è eccessivo, da togliere il respiro, se l’organizzazione stessa del lavoro è difficile e complicata , perché i numeri sono elevati, mentre manca il personale e mancano gli strumenti adeguati, allora l’errore è dietro l’angolo in sala operatoria come dentro un’aula di giustizia. E questo voi dovete saperlo!

Ma anche questo serio problema non sarà risolto dalla separazione delle carriere.

Accadrà invece che il pubblico Ministero separato, svincolato dal potere giudiziario, isolato nella formazione iniziale e nell’aggiornamento professionale, si irrigidirà sempre più e si allontanerà dal principio di terzietà: diventerà una parte processuale a tutti gli effetti, si allontanerà da voi cittadini, sia nella fase delle indagini, che durante il processo. Sarà proiettato a vincere e non ad accertare la verità!

E allora si che i vostri diritti e le vostre libertà saranno seriamente in pericolo.

A quel punto, l’unico rimedio possibile per impedire la deriva sarà portare il Pubblico Ministero sotto il controllo del Potere Esecutivo, del Governo di turno, rendendolo in definitiva controllabile e manovrabile dalla linea politica dettata ora da questa, ora da quella maggioranza, con una giustizia non più eguale per tutti, non più a misura di cittadino. Una giustizia sempre più vicina al potere politico, in cui gli intoccabili ci saranno, eccome!

Ma tutto questo, mentre ni stiamo qui a parlarne, non è ancora avvenuto e sarete voi, soltanto voi, a deciderlo.

Noi magistrati italiani vi resteremo accanto, nella certezza che, anche se spesso sono mancate le risorse fondamentali per restituirvi un servizio adeguato, noi non ci siamo mai arresi e mai ci arrenderemo.

Viva la Costituzione italiana!

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