1. È stata recentemente diramata la Quarta edizione delle “Linee Guida in materia di misure di prevenzione personali”, redatte dal Servizio Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, alla luce degli aggiornamenti normativi e giurisprudenziali succedutisi nel corso degli ultimi anni.
In particolare, il nuovo testo, del maggio 2026 – attraverso un compiuto riordino di carattere sistematico delle variegate fonti normative succedutesi negli ultimi anni – tiene conto delle novità da ultimo apportate: dalla l. 17 maggio 2024, n. 70 in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo che ha esteso la possibilità di applicare la misura dell’ammonimento anche alle condotte riconducibili all’art. 612-ter del codice penale (diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti), prevedendo che la misura può avere ad oggetto condotte commesse anche al di fuori della rete internet; dal d.l. 11 aprile 2025, n. 48 convertito dalla l. 9 giugno 2025, n. 80, con riguardo, tra le altre, alle ipotesi di ampliamento del daspo urbano da parte del Questore (divieto di accesso alle infrastrutture di trasporto pubblico); dal d.l. 24 febbraio 2026, n. 23, convertito dalla l. 24 aprile 2026, n. 54 che ha ampliato i presupposti applicativi della procedura di ammonimento anche nei confronti dei minorenni e implementato le ipotesi di c.d. daspo urbano.
Le linee guida intervengono in un settore, quale quello delle misure di polizia e di prevenzione, che ha ormai assunto un rilievo crescente non solo per le modifiche normative, ma anche e soprattutto per gli approdi interpretativi cui è pervenuta la giurisprudenza nazionale e sovranazionale al fine di assicurarne un’applicazione che sia rispettosa dei principi costituzionali e convenzionali, potendo le variegate disposizioni diventare terreno di futuro contenzioso, soprattutto laddove incidono in modo significativo sulle libertà individuali. Ciò a testimonianza della particolare rilevanza che connota la materia e i diritti fondamentali coinvolti.
La scelta di proseguire con edizioni aggiornate si rivela quanto più appropriata, perché si accompagna ad una approfondita ricostruzione sistematica degli istituti che consente di assicurare l’uniformità delle procedure, il rispetto delle garanzie, la conformità ai dicta Eurounitari e agli orientamenti giurisdizionali di legittimità e convenzionali, nonché la continua formazione del personale, il quale così dispone di un prezioso strumento di lavoro, evitandosi “derive” interpretative che non siano rispettose delle linee di indirizzo e degli enunciati ermeneutici che ne asseverano la legittimità, specificamente riportati nella disamina dei diversi istituti.
Non si tratta di un ricorso a mere regole organizzative di “funzionamento”, ma della ricerca di un’effettiva sinergia tra chi quelle regole le pone e chi è destinato ad attuarle, assicurando un significativo ausilio a carattere contenutistico. Un intervento non affatto statico, ma dinamico, che si presta utilmente ad arricchirsi dell’esperienza di tutti i soggetti coinvolti che sono chiamati, a vario titolo, ad occuparsi di prevenzione.
In quest’ottica, assai proficuo è il dialogo tra il Servizio Centrale Anticrimine della Direzione Centrale Anticrimine e la Suprema Corte di cassazione, volto ad instaurare percorsi di formazione e aggiornamento professionale, di cui nelle Linee guida si scorgono gli approdi, a conferma della pregevolezza del lavoro svolto.
Anche la Quarta edizione ripercorre il fruttuoso percorso metodologico di accompagnare l’illustrazione dei diversi istituti con le ricadute applicative, in un’ottica di pregevole visione unitaria del sistema che necessariamente si alimenta degli approdi della giurisprudenza, anche sovranazionale e costituzionale, alla luce degli obiettivi di prevenzione avuti di mira dal Legislatore.
In conclusione, l’operazione di aggiornare le Linee guida riguardo alle misure di prevenzione personali può dirsi riuscita appieno, perché ha il merito di assicurare, con intelligenza e metodo, il periodico riordino di una materia non affatto semplice per le sue implicazioni normative ed interpretative, fornendo all’interprete – sia esso Autorità amministrativa che giudiziaria – una valida base cognitiva su cui fondare la valutazione di rispettiva competenza demandata dalla Legge.
Del resto, non poteva essere altrimenti: quando alla concretezza dell’esperienza per avere contribuito sul campo ai modelli operativi, si aggiungono la sensibilità dell’analisi sistematica e l’alto profilo professionale di chi tale lavoro sovraintende, dirige ed elabora, il risultato è, ancora una volta, pienamente assicurato.
2. Seppur non facente parte della Linee guida, è certamente degno di nota, sul fronte delle misure patrimoniali tese ad arginare l’accumulazione illecita di capitali da parte delle consorterie criminali, lo sforzo compiuto dalla Direzione Centrale Anticrimine che ha coordinato la realizzazione del nuovo software denominato CEREBRO di cui è utile darne notizia in questa sede.
Si tratta di un sistema informatico volto a modernizzare, razionalizzare e rendere più efficace l’attività di acquisizione, elaborazione e rappresentazione delle informazioni economiche, finanziarie, fiscali e societarie contenute nei pubblici registri, attraverso una piena interoperabilità informatica che consente di concentrare in un unico ambiente digitale i dati necessari all’indagine, elaborando un vero e proprio fascicolo digitale di indagine.
CEREBRO supporta l’operatore nell’applicazione del cosiddetto calcolo sperequativo, uno strumento fondamentale per far emergere incongruenze tra l’incremento del patrimonio e i redditi leciti dichiarati. È fondamentale sottolineare che l’applicativo non è assimilabile a un sistema di intelligenza artificiale basato su algoritmi decisionali autonomi, ma costituisce un ausilio tecnologico avanzato che velocizza i passaggi tecnici, garantisce la tracciabilità delle operazioni e produce una reportistica grafica e tabellare immediata per l’analisi investigativa.
L’efficacia del software è stata testata attraverso una sperimentazione avviata nel novembre 2022 presso dieci uffici pilota, tra Divisioni Anticrimine e Squadre Mobili, che ha confermato la capacità del sistema di ridurre drasticamente i tempi di acquisizione e selezione dei dati, minimizzando i possibili errori manuali.
Parallelamente, sono state curate le necessarie interlocuzioni con il Garante per la protezione dei dati personali il quale, a seguito di un’attenta istruttoria, ha espresso parere favorevole sulla valutazione di impatto del sistema con provvedimento del 4 agosto 2025.
Di conseguenza, dall’ottobre 2025, CEREBRO è entrato pienamente in funzione. L’accesso è riservato a una platea selezionata di operatori del Servizio Centrale Anticrimine, del Servizio Centrale Operativo e delle loro articolazioni territoriali, i quali vengono abilitati solo dopo aver superato un corso di specializzazione dedicato, garantendo così che l’esercizio delle prerogative riconosciute al Questore dal Codice Antimafia sia supportato da competenze tecniche di altissimo profilo.
Un ulteriore utile strumento che si aggiunge ai modelli già sperimentati dalle diverse autorità giudiziarie per rendere maggiormente efficace, anche sul piano del rispetto degli oneri probatori, la repressione delle attività di reimpiego e confisca dei patrimoni illeciti derivanti da condotte evocative di specifici profili di pericolosità sociale o di condotte foriere di ingiustificato arricchimento.
