Signor Procuratore generale,
Signor Viceministro,
Eccellenza rev.ma,
Signor Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati,
Autorità tutte,
Colleghe, Colleghi,
Personale Amministrativo,
Cittadini,

È con grande piacere che sono qui oggi, nel distretto di Bari, per rappresentare il Consiglio Superiore della Magistratura nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

A Bari si laureò e insegnò Aldo Moro, padre Costituente e illustre statista, fermo sostenitore della democrazia e della Costituzione, che egli stesso aveva contribuito a scrivere, ottenendo, dopo che il regime fascista aveva negato il diritto al nome, al libero pensiero, alla libera informazione, ad un equo processo…ad una magistratura autonoma e indipendente, che l’uomo fosse al centro dell’ordinamento giuridico in quei primi articoli che enunciano i diritti fondamentali.

Rappresentare, quindi, il Consiglio Superiore a Bari in questo momento storico assume per me un significato particolare.

All’atto del nostro insediamento, il Sig. Presidente della Repubblica a cui rivolgo un deferente saluto e un sincero ringraziamento per l’attenzione verso i temi della giustizia e per la saggia guida che noi magistrati e il Paese tutto gli riconosciamo, ci aveva ricordato il fardello di responsabilità che grava sul Consiglio quale garante dell’autonomia e della indipendenza della Magistratura, pilastro, non l’unico, ma certamente indispensabile, della vita democratica del Paese.

E’ con l’eco di queste parole per me un memento all’inizio del gravoso incarico che i colleghi hanno inteso affidarci, che sono qui in rappresentanza dell’Organo di governo autonomo.

Un Consiglio che, proseguendo in una attività che si è manifestata con delibere consiliari sin dal novembre del 2024 ha dovuto e potuto ribadire che la tutela dell’esercizio autonomo e indipendente della giurisdizione è specifico suo compito e che ogni magistrato deve essere messo nelle condizioni di svolgere semplicemente il proprio lavoro come richiesto dalla Costituzione, esercitare la propria funzione senza condizionamenti, pressioni o delegittimazioni personali e senza improprie pretese di convergenza di fini.

Nell’accogliere i nuovi giovani magistrati il Presidente della Repubblica ha voluto ricordare che “Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o di critiche. Per rendere effettiva questa irrinunziabile indipendenza, la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.

La magistratura, come delineata dal costituente ma ancor prima dai teorici dello Stato liberale di diritto moderno, è indefettibile strumento di tutela dei diritti del singolo nella rigorosa interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di tutto il diritto oggettivo che deriva dalle fonti nazionali e sovranazionali previste dalla Costituzione.

Ciò invera e attua il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Principio non negoziabile, perché è il presupposto stesso dello Stato di diritto. Garantirne il rispetto non significa entrare in conflitto con altri poteri dello Stato. La magistratura non cerca né vuole lo scontro, ma agisce nel rispetto delle leggi e delle regole del nostro ordinamento; prima fra tutte, la nostra Costituzione.

Sempre il monito del Presidente mi induce, a prendere le mosse da quello che è da ritenersi il più significativo e rilevante intervento adottato dal Consiglio Superiore nell’ambito della sua funzione consultiva, nell’arco della sua intera vita costituzionale.

Mi scuserete, dunque, se per l’illustrazione dettagliata delle tante e importanti attività messe in campo dal Consiglio nell’anno trascorso, faccio richiamo alla delibera del Consiglio del 14 gennaio 2026.

Dall’aggiornamento della normativa secondaria relativa alle informative concernenti procedimenti penali a carico di magistrati a una proposta di modifica della vigente circolare in tema di incarichi extragiudiziari.

Dalla gestione della mobilità del personale di magistratura all’individuazione delle sedi per i tantissimi giovani magistrati che, dopo un difficile concorso e un purtroppo breve periodo di tirocinio, sono chiamati ad assumere le delicate funzioni giudicanti e requirenti.

Nel 2025 la Quarta Commissione ha iniziato ad applicare la nuova circolare sulle valutazioni di professionalità. L’adozione di format che riducono gli spazi valutativi soggettivi nella volontà del Consiglio consentirà di recuperare lo spirito della valutazione quadriennale,: non pagelle di merito ma constatazione del possesso del livello di professionalità e efficienza che garantisca un’adeguata risposta di giustizia.

Nel periodo tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2025 la Quinta Commissione ha tenuto 143 sedute, formulando 109 proposte per la copertura di 91 Uffici direttivi e 152 proposte per 128 posti in uffici semidirettivi, per un totale di 219 posti coperti e 261 proposte effettuate in undici mesi.

La sesta commissione che ho presieduto fino ad ottobre 2025 ha adottato una serie di pareri su disegni di legge di interesse per l’amministrazione della giustizia ed ha avviato la fase prodromica alla individuazione dei test psicoattitudinali introdotti dal legislatore per l’accesso alla magistratura.

Mi limito a citare il parere sulla disciplina della magistratura onoraria del contingente ad esaurimento” (delibera consiliare del 19.3.25); il parere sul decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 4 aprile 2025, recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” (delibera consiliare del 20 giugno 2025); il parere sul disegno di legge n. 1146/2024, di iniziativa governativa, contenente “Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale” (delibera consiliare del 24.9.25); il parere sul disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri recante “introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime” (delibera del 5.11.25).

Sicuramente da non trascurarsi è l’attività proficua e produttiva della Settima Commissione nella revisione delle circolari organizzative e nell’approfondimento di linee guida e buone prassi nei procedimenti relativi a violenza di genere e all’uso di sistemi di IA.

Centrale è stata l’attività dell’ottava Commissione che si occupa della magistratura onoraria, il cui contributo per il funzionamento del sistema giustizia è ormai indispensabile per un’adeguata risposta alla domanda di giustizia.

Uno sforzo così grande del Consiglio è stato possibile certamente per l’impegno dei suoi componenti ma soprattutto grazie alla abnegazione e alla altissima professionalità delle strutture di supporto, prima tra tutti, quella della Segreteria Generale e degli addetti all’Ufficio Studi. A loro un sincero ringraziamento.

Come dicevo, però, l’anno trascorso sarà ricordato per l’attività del CSM soprattutto per il parere reso nel corso del plenum dell’8 gennaio 2025. sul disegno di legge costituzionale n. 1917, presentato alla Camera dei Deputati il 13 giugno 2024, recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.

Grande è stato l’impegno del Consiglio, e in particolare della Sesta Commissione che ho avuto l’onore di presiedere proprio in costanza della discussione ed elaborazione del parere che riguarda l’assetto ordinamentale della magistratura e che a breve sarà sottoposto al giudizio dei cittadini in sede di referendum confermativo.

Il Consiglio, di sua iniziativa, non essendo stata avvertita la necessità di acquisire la prospettiva dell’organo consiliare che tanto profondamente il Governo proponente aveva l’intenzione di riformare, il Consiglio, dicevo, nella sua doverosa funzione di collaborazione leale con gli altri organi istituzionali ha rimesso alla ponderazione del legislatore costituzionale alcuni rilievi che era doveroso evidenziare.

Voglio ribadire che la posizione del Consiglio non è stata una corporativa e antistorica difesa di prerogative e privilegi ma un’attenta analisi del contesto ordinamentale italiano nell’ottica assorbente della difesa dei diritti attuata attraverso una giurisdizione imparziale e indipendente che tuteli tutti i cittadini (le persone) di fronte alla legge.

In particolare, quanto alla c.d. separazione delle carriere, il Consiglio, premesso che la Corte Costituzionale aveva già autorevolmente escluso il contrasto del sistema processuale penale con il novellato art. 111 Cost. sì da non rendere costituzionalmente necessitata la “separazione”, ha segnalato come essa “unitamente alla contestuale istituzione di un autonomo organo di autogoverno composto esclusivamente da magistrati requirenti – oltre che da membri “laici” – porterebbe, di fatto, alla creazione di un corpo – appunto, separato – di funzionari pubblici numericamente ridotto e altamente specializzato, deputato alla direzione della polizia giudiziaria e all’esercizio dell’azione penale; un corpo essenzialmente autoreferenziale in quanto sottratto, in sede di amministrazione del proprio ordine, ad una qualsiasi forma di confronto e di controllo con la magistratura giudicante; un secondo e autonomo potere giudiziario, indipendente da ogni altro potere dello Stato […]”.

In un quadro siffatto, il Consiglio ha evidenziato che “un tale potere o ritorna, non solo in via formale (con la previsione dell’unicità dell’ordine giudiziario), nell’alveo dell’unico potere giudiziario (rimeditando quanto meno la previsione di C.S.M. distinti e reciprocamente impermeabili alle professionalità della diversa “carriera”), beneficiando della comune cultura della giurisdizione […], ovvero sarà ineluttabile che di esso assuma il controllo il potere esecutivo, con evidenti profili di lesione al principio di indipendenza del potere giudiziario, che deve concretizzarsi non solo nella indipendenza del giudice, ma anche in quella del P.M., nell’obiettivo convergente di tutela dei diritti e, in ultima istanza, del principio di uguaglianza”.

Il parere è stato fortemente critico anche con riferimento alle modalità di individuazione dei membri dei due istituendi Consigli Superiori, rimesse, come noto, all’alea del sorteggio (temperato per i membri laici e “secco” per i togati).

Ebbene, una tale previsione risulta fortemente antinomica con il ruolo costituzionale dell’organo e rappresenta una inedita e isolata previsione nella modalità di individuazione dei componenti di un organo costituzionale. Sarebbero, questi CSM separati, gli unici organi costituzionali permanenti, di natura collegiale, sottratti al principio elettivo.

Consentitemi, al riguardo, di ribadire delle personali perplessità anche con riferimento ad una possibile lesione del principio democratico che informa la Repubblica italiana, principio fissato, non a caso, nell’art. 1 della Carta Costituzionale.

Non è questa la sede per considerazioni, pur fondate, sul ridimensionamento del Consiglio e sullo sbilanciamento qualitativo in favore dei membri di nomina politica.

Mi pare però doveroso, proprio quale rappresentante di un Consiglio Superiore espressione dell’originario disegno dei padri costituenti, evidenziare quanto conti avere un organo con forte legittimazione elettorale.

Con delibera plenaria approvata il 13 luglio 2025, per raggiungere gli ambiziosi (e piuttosto velleitari) obiettivi del PNRR negoziati dal potere esecutivo – ed è notorio che di ciò la responsabilità politica non grava sull’odierna maggioranza di governo – il Consiglio ha deciso di rispondere – con senso istituzionale – alla richiesta di aiuto proveniente dal Ministero per il raggiungimento dei predetti obiettivi, immaginando una serie di misure straordinarie ed emergenziali.

Non si è trattato di misure semplici e a costo zero: penso all’applicazione di magistrati dell’ufficio del massimario alle sezioni civili della Cassazione, alla possibilità di destinare in supplenza sui ruoli vacanti i magistrati onorari, alla previsione di un periodo di tirocinio di sei mesi dei MOT dichiarati idonei con la delibera del 24 luglio 2025 presso i settori civili delle Corti d’appello per dare un supporto all’attività giurisdizionale civile, ai trasferimenti con incentivi nelle Corti d’appello e, soprattutto, alle applicazioni a distanza negli uffici di primo grado. Misure che, come l’ultima citata, incidono fortemente sull’assetto ordinamentale della giurisdizione e sulle quali sono state invero formulate, anche da parte dei magistrati, diverse obiezioni. Ma l’ormai prossima scadenza del termine per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR era circostanza senza dubbio eccezionale, che giustificava l’adozione di misure straordinarie.

Questa la assunzione di responsabilità che impegnava il Consiglio, in primis, ma soprattutto i colleghi che di tali misure dovevano farsi protagonisti.

Il testo approvato dal Plenum a larga maggioranza è dunque un atto:

  1. di responsabilità istituzionale, perché la magistratura è sempre stata pronta, e lo è stata anche in questa occasione, a fare la propria parte a beneficio della collettività;
  2. di consapevolezza della eccezionalità del momento storico in cui viviamo e dell’importanza strategica per il Paese dei finanziamenti ottenuti nell’ambito del PNRR;
  3. di sollecitazione, rispetto a un’impostazione che ha trattato il PNRR come una questione di indicatori da raggiungere e non come il punto di arrivo di riforme strutturali, durature, capaci di incidere realmente sul sistema giustizia.

Lo ha potuto fare, questo Consiglio, perché autorevole, competente, coeso nella sua componente togata e con la forza derivante dall’investitura elettiva democratica, con la piena consapevolezza del ruolo anche politico giudiziario – in senso alto – che la Costituzione gli ha riservato.

E allora, perché una simile svilimento ?

Si dice che sia per combattere le derive correntizie che in passato hanno, ed è un dato indiscutibile, influenzato le ordinarie attività con più diretta incidenza sulle “carriere” dei magistrati.

La soluzione proposta è però sproporzionata, irragionevole e inidonea.

  1. Sproporzionata perché quella delle nomine è solo una delle competenze del Consiglio (e neanche la più importante);
  2. irragionevole perché sacrifica il principio della rappresentanza elettiva dell’organo costituzionale;
  3. inidonea perché lascia inalterate le regole ampiamente discrezionali attraverso cui le derive si sono potute realizzare. Le nomine, quindi, non saranno esposte solo al rischio di uno sviamento della discrezionalità per il bisogno di accreditamento interno delle correnti (che comunque non sarebbe neutralizzato in quanto anche i sorteggiati probabilmente si sentiranno culturalmente vicini ad una o ad un’altra realtà associativa) ma saranno, cosa ancora più allarmante, verosimilmente condizionate dal ruolo ben più incisivo della componente laica, vale a dire della politica di cui essa è espressione, e con cui i componenti togati, è facile prevederlo, una volta privati della responsabilità di fronte ai loro elettori, saranno inclini a scendere a patti, assecondando valutazioni non ancorate a risultanze oggettive, quanto piuttosto a consonanze culturali, se non addirittura a meri interessi individuali, e ciò proprio, giova ribadirlo, per assenza di un mandato elettorale, di una platea di elettori davanti ai quali dover rispondere del proprio operato e, perché no, di un gruppo associativo il cui scopo, in un sistema sano, è proprio evitare degenerazioni di tal fatta.

Dal collateralismo interno ad un possibile, ma ancor più deleterio, collateralismo esterno con la politica.

Chiude il quadro della riforma costituzionale la previsione di una Alta Corte per i procedimenti disciplinari dei magistrati ordinari.

Rimando alle precise osservazioni contenute nel parere limitandomi a rilevare come una tale previsione incontri profili di criticità sia con riferimento alla diversa proporzione tra componenti togati e laici sia in ordine alla limitazione della sua giurisdizione alla sola magistratura ordinaria sia in merito alla previsione della necessità per i membri togati di aver svolto funzioni di legittimità, con una non inedita, ma ormai anacronistica, reintroduzione di un modello gerarchico che individua i giudici superiori che possono giudicare quelli ”inferiori”. Desta poi serie perplessità la sottrazione alla possibilità costituzionalmente prevista dall’art. 111, comma 7, Cost. per tutte le sentenze di sottoposizione al vaglio di legittimità da parte della Suprema Corte di Cassazione.

Sono criticità che il Consiglio, approvando a grande maggioranza il parere, si augurava che, con una riflessione ponderata, nel legittimo e mai discusso luogo costituzionale del confronto democratico (il Parlamento), potessero essere superate.

Così non è stato e oggi ci troviamo nel pieno di una campagna referendaria quanto mai accesa.

Non è questa la sede per considerazioni personali che, peraltro, in varie occasioni non ho esitato a manifestare. Voglio però solo rilevare che la scelta di tenere unite (diremmo simul stabunt simul cadent) previsioni assolutamente distinte (separazione delle carriere, sistema elettivo del Consiglio, sottrazione della competenza disciplinare) determina un, non so se voluto, dilemma decisionale, per coloro che sarebbero favorevoli ad una di tali riforme e contraria ad altre.

Non è questo lo spirito, io penso, della scelta referendaria immaginata dal Costituente di cui, con monitorie parole, ci ha narrato il Presidente della Repubblica, rammentandoci come, nell’elaborazione della nostra Carta Fondamentale, i confronti, le discussioni, l’apertura all’ascolto, fossero espressione costante e quotidiana dell’altissimo momento fondativo di cui tutti i Protagonisti erano consapevoli.

Mi pare significativo leggerle:

“L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti.

Di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni. La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.”

Con profonda tristezza, devo constatare che di tale spirito fondativo non vi è stata traccia nell’iter parlamentare che ha caratterizzato il disegno di riforma sul quale saremo chiamati a pronunciarci.

Ognuno tragga da ciò le proprie valutazioni.

Concludo però con una nota di speranza.

La magistratura è in prima linea nella tutela dei diritti e deve poterci rimanere.

La nostra preoccupazione è di perdere una magistratura in prima linea nella tutela e difesa dei diritti deve essere la preoccupazione dei cittadini.

In questo momento, che viene definito dai media come di crisi tra magistratura e politica, mi piace pensare che qualcosa di superiore unisca la magistratura tutta: un’idea di dialogo aperto – Bachelet diceva che “bisogna essere amici di tutti” (che non vuol dire “buonismo” ma esprime un senso di amicizia civile, di sentirsi parte di un’unica comunità) -, di ricerca della verità, di sintesi delle diverse idee, di continuo confronto tra le istituzioni e della leale collaborazione che intercorre tra queste.

Tutto questo è scritto nero su bianco nella Costituzione della Repubblica attraverso quei principi supremi che non possono essere scalfiti. 

Mi trovo costretto a ripetermi. Uguale era stata la conclusione dei miei interventi nelle precedenti cerimonie a cui, in rappresentanza del Consiglio, ho preso parte.

La Costituzione sia il nostro faro.

Il faro di tutti i cittadini che, nel suo anelito di eguaglianza e giustizia sociale, ad essa quotidianamente cercano di ispirare il loro essere al servizio esclusivo della Nazione, senza protagonismi, senza posizioni di superiorità morale o giudizi che travalichino i fatti per pretendere di ricostruire fenomeni sociali ma sempre nel rispetto della dignità della persona che proprio la Costituzione ha posto al centro della sua azione propulsiva.

Non posso che augurarvi, e mi auguro io stesso, che sia davvero un buon Anno Giudiziario.

SCARICA L’INTERVENTO

Condividi