Due anni son passati da quando ci ha lasciato Pasquale Andria, un amico, un compagno di strada, un grande collega e ancora intenso e profondo è il senso di tristezza e perdita.
In questo momento storico di brutali manifestazioni di devianza minorile e di importantissime riforme sulla Giustizia tanti sono i ricordi che rendono viva in me la memoria di Pasquale.
La sua capacità di stabilire relazioni, di comunicare sempre la sensibilità e l’intelligenza, la sua passione e la sua competenza in ambito minorile hanno contribuito a motivarmi nella scelta di fare il giudice minorile.
Una delle persone più belle che abbia mai conosciuto, uno straordinario giudice minorile.
Nemmeno ricordo quando ci siamo conosciuti. Mi sembra da sempre.
Quando ormai nel lontano 1998 ho iniziato a ricoprire le funzioni di giudice minorile mi sono sentita accolta con grande empatia da Pasquale nella grande famiglia dell’AIMMF. Con lui, di qualche anno più grande di me, ho condiviso il Direttivo ma soprattutto idee, pensieri innovativi ed esperienze, proficuamente confrontandomi con lui su tantissime questioni di diritto minorile sempre con la stima e la fiducia reciproca. E di quei momenti non potrò dimenticare la sua umanità, la sua capacità di ascolto delle persone, il suo sorriso accogliente.
Il suo entusiasmo, la sua profondità di riflessione, la sua vivacità di pensiero hanno contribuito in modo determinante alla diffusione della cultura minorile ed alla creazione di un laboratorio giurisprudenziale che ha innalzato il livello di tutela dei minori quale componente di quel percorso di specializzazione del giudice minorile al riparo da ogni deriva di separatezza, come amava sottolineare. Quella dimensione di specializzazione sempre reclamata e strenuamente rivendicata da Pasquale nel richiamare l’attenzione sull’importanza della particolare ottica culturale del giudice dei minori: di un giudice, cioè, in grado di inserirsi validamente nel processo conoscitivo della situazione dei minori; di modulare il suo rapporto con il minore e con gli adulti che costituiscono (…o dovrebbero costituire..) il suo mondo vitale; capace di partecipare ad un lavoro che non può essere che di equipe.
E di questo gli siamo tutti grati.
Mi piace immaginare che l’attenzione di Pasquale ai diritti del minore e all’ascolto, cardine del suo impegno professionale, possa continuare ad essere di esempio per le future generazioni di magistrati nel considerare – primariamente – che il minore non è “parte” ma è il “tutto” nel momento della patologia delle relazioni familiari, quando esse piuttosto che proteggere la persona e favorirne lo sviluppo, si risolvono in occasioni e cause di sofferenza, di disagio, di fragilità.
E nel solco dei suoi insegnamenti nutro l’auspicio che il definitivo avvio dell’ultima fase attuativa della riforma del TPMF adottata con D. Lgs. 10.10.2022 n.149 segni non già il paradigma di un mero intervento di ingegneria giudiziaria, bensì la cifra di un’autentica operazione culturale, tesa a garantire che l’intero impianto giudiziario a tutela dei minori e delle famiglie continui a salvaguardare il valore della specializzazione e dell’approccio multidisciplinare in un’ottica di centralità dei bambini e dei ragazzi.
