La figura del compianto Pasquale Andria può a pieno titolo annoverarsi tra “i padri” della giustizia minorile, che noi abbiamo ereditato e che cerchiamo di applicare come protezione dei diritti fondamentali dell’infanzia. Dal loro pensiero e dalla loro opera è scaturita la categoria fondamentale del superiore interesse del minore, o, nell’accezione della CEDU, i “best interests”, che quotidianamente guida il nostro lavoro di magistrati e giudici specializzati. Ricorda un altro storico esponente della cultura e della giurisdizione minorile[1] che il sistema italiano di giustizia venne istituito, con la promulgazione del regio decreto – legge del 20 luglio 1934 n. 1404 recante “Istituzione e funzionamento del tribunale per i minorenni”, che non si limitava a creare un organo giudiziario specializzato, ma istituiva un vero e proprio sistema organico di giustizia minorile, comprensivo di norme in materia ordinamentale e penitenziaria, di personale apposito e di servizi ausiliari destinati ai minorenni devianti, disadattati, o bisognosi di protezione. Uno spazio limitato e quasi residuale veniva dato alla protezione in senso stretto, con l’attribuzione al sistema della competenza in materia di limitazioni e decadenza dalla “potestà” in caso di genitori maltrattanti o incapaci (competenza civile).
Pasquale Andria, insieme ad altri ‘grandi’ esponenti della giustizia minorile, ha contribuito alla trasformazione del ruolo del tribunale per i minorenni da giudice controllore e educatore, a giudice promotore della tutela dei minori, valorizzandone la vocazione proattiva e di raccordo tra soggetti processuali e rete dei servizi territoriali. Ho conosciuto Pasquale quando, muovendo i miei primi passi nella giustizia minorile, assieme al mio conterraneo, altro grande interprete del pensiero e della giustizia minorile, Franco Occhiogrosso, partecipavo agli indimenticabili incontri del Direttivo dell’AIMMF (Associazione magistrati e per i minorenni e per la famiglia), che all’epoca si tenevano a Casal del Marmo. Pasquale si distingueva per la profonda conoscenza degli argomenti affrontati, la lucidità di pensiero e la chiara visione politica. Era profondo interprete del cambiamento che già in quegli anni si annunciava e che sin da allora virava verso la cancellazione del tribunale per i minorenni, secondo un progetto ben lontano dal modello di tribunale unico, come giudice specializzato di prossimità, che veniva proposto dai magistrati minorili. Ho ascoltato alcuni suoi interventi pubblicati da Radio Radicale, in cui a nome dell’ANM tuonava contro la proposta di riforma Castelli del 2002, fortunatamente bocciata da una pregiudiziale di costituzionalità, denunciando il concreto pericolo di un arretramento nella tutela dei minori. Le sue parole sono ancora attuali. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e ci sono stati altri tentativi di soppressione del tribunale per i minorenni, dalla proposta di riforma Orlando, che fu stralciata alle ultime battute dell’iter parlamentare grazie all’opera di sensibilizzazione della società civile svolta dall’associazione dei magistrati minorili guidata da Franco Micela, alla riforma Cartabia di cui al decreto legislativo n. 149/2022, che ha disegnato il Tribunale per le persone, per le famiglie e per i minorenni, con il contributo tardivo dei magistrati minorili, intervenuti solo nella fase dei decreti attuativi; una proposta condivisibile nell’intento di unificare la giurisdizione delle persone, delle famiglie e dei minori, ma inficiata da una forte spinta verso la monocraticità, in materie in cui la collegialità multidisciplinare è stata sempre, anche da ultimo, affermata dalla Corte costituzionale[2].
Ho mantenuto nel tempo i contatti con Pasquale, avendo avuto l’onore di presiedere il Tribunale per i Minorenni di Potenza, che tuttora reca la sua impronta, mentre lui presiedeva ancora il Tribunale per i Minorenni di Salerno. I forti valori che hanno ispirato la sua esperienza personale e professionale e la passione per la giustizia minorile non sono mai venuti meno. Nell’ultimo incontro che ho avuto con lui ho colto tuttavia una vena di malinconia, quando mi disse con rammarico che percepiva molta rassegnazione rispetto alla perdita dei valori fondanti della giurisdizione minorile. Io non credo che siamo rassegnati, ma siamo stati negli ultimi anni molto impegnati nel fronteggiare cambiamenti rapidi e non adeguatamente preparati.
Un cambiamento epocale è avvenuto attraverso l’introduzione del rito unificato Cartabia e del processo telematico minorile. Vanno salutate positivamente l’introduzione di una regolamentazione più strutturata del processo minorile, seppure non adeguata alla specificità dei nostri procedimenti e alle esigenze di celerità ed efficacia immediata dei nostri interventi, e l’introduzione del processo civile telematico. La magistratura minorile ha attuato al meglio queste riforme, sebbene con molte difficoltà e con gravi carenze di risorse e di personale, e priva dell’apporto del PNRR. Manteniamo saldo il valore della specializzazione multidisciplinare, garantendo un rigoroso rispetto del principio del contraddittorio e utilizzando nel rispetto delle norme processuali il prezioso apporto dei giudici onorari.
È notizia recente che l’attuazione del TPMF, ulteriormente prorogata, si è arenata per mancanza di risorse. È stata prospettata la creazione delle sezioni specializzate della famiglia nei tribunali ordinari e un’ulteriore modifica dell’art. 38 disp. att. cc. Sono in atto forti spinte verso la stabilizzazione dei giudici onorari e la loro parificazione ai GOP, su impulso di recenti pronunce della Corte di Giustizia, che hanno condotto all’apertura di un tavolo di lavoro ministeriale, con la partecipazione di una rappresentanza di giudici onorari minorili. Nel decreto legislativo n. 151/2022 è stato disegnato un Ufficio per il Processo ed è auspicabile che possa costituire un modello organizzativo da potenziare con l’inserimento degli UPP anche nei tribunali minorili.
Lo spirito e la consapevolezza valoriale di magistrati come Pasquale è per noi tutti di grande ispirazione, pur nella consapevolezza che i valori promananti da magistrati della sua caratura, vanno innestati in un contesto profondamente mutato. Occorre mantenere vivo il dialogo con l’Avvocatura del settore e continuare a implementare la proficua esperienza dei curatori speciali. Credo che sia necessario valorizzare il ruolo dei giudici onorari nella nuova cornice processuale rafforzare il dialogo e lo scambio di esperienze tra i magistrati minorili e i magistrati della famiglia e del tutelare, e continuare a offrire il nostro contributo di idee in vista dei prossimi passi del legislatore– anche sul fronte dell’innovazione e della digitalizzazione del processo minorile – che, come ci si augura, possano finalmente riconoscere il patrimonio culturale e di idee di cui magistrati minorili dello spessore di Pasquale sono stati i promotori.
[1] L. FADIGA, La giustizia minorile: nascita ed evoluzione, in Questione giustizia 27 aprile 2016.
[2] Corte Cost. 15 luglio 1983, n. 222, Corte cost. 31 maggio 2001, n. 172, Corte cost. 4 novembre 2003, n. 330, Corte cost. 22 gennaio 2015, n.1, Corte cost. 6 luglio 2020, n.139. Le sentenze sono state emesse in materia penale, e tuttavia la stessa ratio è estensibile alla materia civile, in cui si assumono decisioni assai incisive sulla sfera personale, come l’allontanamento del minore. Da ultimo, va ricordata la sentenza n. 123/2023, con la quale la Corte è intervenuta sul decreto Caivano attribuendo la competenza per la cd “messa alla prova semplificata”, invece che al GIP al GUP, per la sua composizione collegiale integrata dalla presenza dei giudici onorari.
